Nostra Signora dell’Amore

21 11 2011

donna

E. è una ragazza. Come le altre. Bellissima nella sinuosa ombra longilinea, perfetta, femminile. Sensuale, ma riservata nei modi. Timida, ma divertente. A suo modo conosce il mondo. Forse non come se lo aspettava da bambina.

Fu una sera di qualche anno fa che la conobbi, quasi per caso. Dopo una serata in compagnia di amici. Non so dire se erano i suoi capelli neri, il suo corpo, oppure il suo modo di rivolgersi a me..Quella sera la ricordo ancora.

E. sorride a una folla di persone. Ama il suo lavoro.

E’ nei momenti di sconforto che ingiustamente la cerco. Nei miei pensieri, tra le paure e gli sfoghi di una vita quasi perfetta. So dove trovarla, so che le sue carezze leniranno le mie ferite. Il suo profumo, la sua pelle, la sua voce. I suoi capelli neri. Lei mi avvolge, con la delicatezza di una madre. Lei che, indifesa, reclama sotto voce il suo sogno infranto. Lei che avrebbe bisogno di un padre.

Lei, donna e madre.

Lei.





estate

14 11 2011

fermati, prima che sia lo stomaco ancora rigoglioso dell’ estate a importi circostanze nell’eco remoto ma già plausibile, ectoplasmatica presenza, di foglie che perdono aderenza verde.

fermati, anche se mancano fiori all’ appello e radici mai piantate e terra che avrebbe potuto tanto, non importa, fallo adesso .

fermati perché nel dischiudersi di variabili sta scadendo la stagione. non hai il tempo per non capire, lo avevi ieri, tra il disincanto e l’ ostinazione di aver trovato, quando contava solo il rosso declinato in ogni sua possibilità.

fermati su erba  macchiata di inchiostro e scarti di tempo, tra improbabili vertigini, dove lottano sogno e baratro o nel mezzo di un sogno fratturato. scegli il luogo ma non danzare con istanti preziosi, scegli il luogo e fermati. ora.

fermati e non fare che sia solo colpa dell’ estate.





6.30

1 11 2011

alba

Mi muovo timido tra le pieghe disordinate del letto,

quando ancora i primi rumori dell’alba definiscono un’atmosfera assorta.

Le luci fosche fuori dalla finestra, gli occhi un po’ pigri

impegnati nella stabile ricerca di un appiglio.

Membra intorpidite ridestano per un momento l’attenzione.

Faticosamente mi appoggio sui gomiti, mentre la mente ricomincia a respirare.

Fuori l’aria è sempre la stessa, ma adesso odora di nuovo.

E’ mattino.

E’ la quotidiana ripartenza di una vita

 








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