Ti amo

16 07 2010

Ormai non vedo più i tuoi occhi, sei lontana, appartieni ad un altro. Non fai più parte della mia vita. Non tornerai. 

Ancora una volta ti amo (non ho mai smesso). Ti amo perchè sei bellissima, perchè con te ho vissuto giorni che sembravano sogni.

Ti amo perchè te ne sei andata.

Solo, mi hai insegnato la vita.

Ho sofferto.

Mi hai salvato la vita.

TI AMO.





Uomo

16 07 2010

E’ un pugno di terra nella bocca di un ricordo, le ginocchia sbucciate di un bimbo, i pedali storti di una bicicletta forgiata col martello di un fabbro, i petali recisi di una margherita. Le dita di una chitarra e le corde di una voce sgraziata. Gocce di lacrime colorate inzuppano un pennello trasparente. Le parole. Mal di pancia. E’ un uomo. Sono io.





divenne mito

25 05 2010

Appena entrata, chiusa la porta del suo appartamento con le consuete 4 mandate, Norma Jeane posò le chiavi nel portaoggetti sopra la mensola. Accese la luce, tolse le scarpe di una lunga giornata di lavoro e scalza, senza far rumore, si diresse verso la cucina. Era da poco passata l’ora di cena. Mise a bollire un po’ di acqua sul fuoco, prese una tazza e vi mise dentro il preparato per una tisana. Poi si sedette ad aspettare. Guardò fuori dalla finestra e cercò di osservare il mondo. Quel mondo che  ancora desiderava conoscere. Ripensò come tutte le sere ad un mattino di tanti anni fa. I sogni ancora tutti da colorare. Improvvisamente il fischio del bollitore la riportò in quella stanza silenziosa. Versò l’acqua, bevve qualche sorso di tisana profumata di gelsomino, scaldò le mani appoggiandole sulla tazza e infine, con gli occhi assenti, si alzò per dirigersi verso la camera da letto. L’ ultimo, ennesimo sguardo innamorato rivolto ad un figlio mai nato e poi si distese sul letto. Spense la luce. Divenne mito.





forme in lotta

23 05 2010

Noi due. Intimi sconosciuti. Piacevolmente avvolti in un abbraccio carnale lottiamo alla ricerca di un istante di vita estraniante. Complici e nemici.

La tua pelle profumata di albicocca scivola tra le mie labbra. Le tue membra mi avvolgono, stringono, implorano, cercano conforto. Soffoco catturato dai tuoi muscoli tesi. Ancora una volta hai tessuto la tela perfetta, resto imprigionato nella tua dolce ragnatela.

Sei carne, sei vita. Sei lotta





essenza

1 05 2010

Ho vissuto il mio passato con gli occhi del presente e gli spilli del futuro. Ho mentito, mi sono nascosto dietro una maschera imperfetta.
Impreparato davanti alla tua presente assenza non riesco ancora a svincolare i ricordi.
I tuoi occhi sono una tempesta di maggio, fredda lama assetata di vendetta.
Ho imparato a difendermi, a rialzarmi dopo ogni caduta, ho amato donne che non esistono.
Le mie spalle si sono fatte robuste.
Hai affidato la tua vita a me, e hai salvato la mia.
Il profumo della tua pelle soffoca i miei giorni.
Di te, anima mia, non sarò mai sazio.





In una stanza quasi buia

15 04 2010

Ero famoso, e chissà per quanto tempo lo sarò ancora. Ero un personaggio pubblico, e mi piace pensarlo. Nella vita ho avuto tutto, ho lavorato, ho avuto fortuna. Mi sono divertito.

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Ero solo. E solo me ne sono andato. Mi hanno trovato un freddo mattino di dicembre dopo che il proprietario della casa in cui vivevo ha sporto denuncia nei miei confronti perchè non mi gli aprivo la porta. Voleva riscuotere l’affitto mensile.

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Tanti amici,  feste, progetti. Mi bastava sorridere, usare le mie doti migliori..un po’ di ingegno..

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Godevo di tutta la libertà del mondo. Se volevo fare una cosa, la facevo e basta, non dovevo chiedere il permesso a nessuno. Però..quel giorno..come avrei voluto festeggiare..

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Mio padre viveva di nobile stirpe, mia madre una ricca ereditiera. Mi hanno fatto studiare.

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Mio padre era un ombrellaio, riparava ombrelli sostituendo bacchette rotte e manici spezzati, eseguiva anche rattoppi alla stoffa. Lo chiamavano conzapiatterutte. Mia madre ha conosciuto molti mestieri. E forse anche molti uomini. Ma ha saputo amare mio padre. Io ho cominciato come banditore all’età di 12 anni. E poi mi sono sempre saputo arrangiare. Le mie mani, quante rughe.

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In questo giorno di nostalgia della vita mi ritrovo solo in una stanza buia, malinconica. Non vedo nessuno. Tremo. Ho paura.

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Quando ho deciso di andarmene non ho pensato a nessuno. Non sapevo a chi regalare il mio banco da lavoro, nè il vestito più bello. Ora mi ritrovo solo in una stanza buia, malinconica. Non vedo nessuno.

E’ strano. Non ho più paura.

E’ quasi buio.





condannato

14 04 2010

Non è la sconfitta, ma è la maledizione dell’arte che mi rende insensibile agli effetti quotidiani di un’ invidiata vita metropolitana. Voglio essere felice, calmo, controllato, voglio imparare a ferire i miei sentimenti e a ricacciarli sanguinanti nel più profondo oblio per consentirmi un normale anonimato.

E invece combatto ogni giorno contro i miei fantasmi, le mie paure, le mie solitudini, mi chiudo dietro una tapparella vecchia di trent’anni che mi ricorda soltanto che sono in vita perchè devo ancora morire. Mi riparo dietro la follia per giustificare le mie stupide azioni.

Sono fuoco, passione, sentimento, sono tutto ciò che non voglio.

Sono colui che non sa esprimere ciò che pensa.

Condannato a morte dell’anima.





ballo

11 04 2010

Danziamo assieme un ballo fatto di silenzi ed erotismo. Per pochi, intimi istanti. Un abbraccio innocente sfuma nel tuo sorriso. Puro amore. Velatamente la tua pelle soffia sopra il mio petto, essenza di vita. Il tuo profumo è un petalo di rosa che si adagia nella mia mente, ebbra di te. Respiro i tuoi sensi. Distrattamente ripenso alle donne che ho amato, ma tu, per qualche attimo, dipingi la mia vita. Sei nel mio corpo. Sei nel mio spirito.





infinito

1 03 2010

Il mio mondo è una scatola. Una piccola scatola buia e senza fondo.  Mi fermo, esitante, e scorgo piccoli istanti di cieli sovrastanti che fluttuano sopra il soffitto. Alzo il coperchio, ascolto mondi lontani, sento profumi speziati di un mondo che non vedrò mai. Il giradischi intona vecchi stornelli buoni solo per il brodo. Sono il passato,  il presente distorto, sono il futuro cieco.  Passano le ore, i giorni, puoi trovarmi sempre lì, ricurvo, scomodo riverso sul pavimento, il bollitore bruciato, il pane raffermo da giorni. Il mio mondo è sempre lì, intatto, senza significato. Infinito. Dentro di me.





la mia casa

24 02 2010

La mia casa non si vede. Non è fatta di vetro e calcestruzzo, acciaio e cemento. Non ha pareti nè confini. Non conosce spazi nè limiti temporali. E’ grazie a lei che le note di un pianoforte si impossessano di me fino a violentare la mia anima. Sento il dolore fisico di una parola che declama i suoi versi come una lama nel petto, ascolto i colori del mondo pulsare nelle mie vene mentre gocce di lacrime anestetizzano i miei sensi. E’ straziante l’agonia della carne quando contemplo la sublime infinita bellezza della mia casa. E’ un suicidio della mente che rincorre l’estasi e mi fa sentire più vivo. La mia casa è un’ emozione.








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