Uomo

16 07 2010

E’ un pugno di terra nella bocca di un ricordo, le ginocchia sbucciate di un bimbo, i pedali storti di una bicicletta forgiata col martello di un fabbro, i petali recisi di una margherita. Le dita di una chitarra e le corde di una voce sgraziata. Gocce di lacrime colorate inzuppano un pennello trasparente. Le parole. Mal di pancia. E’ un uomo. Sono io.





distrazioni polimorfiche sul senso della vita

20 05 2010

Capita a volte di inciampare, ma vien da pensare che qualcuno si diverta a mettere volutamente un sasso davanti al piede, in episodi sfortunati delle altrui vite e proprio per questo motivo si può ripensare alle proprie fortunate disgrazie.

E’ quello che succede a chi è sempre impegnato a lamentarsi dei malanni quotidiani senza riflettere che i veri problemi stanno altrove. Quando poi si diventa spettatore inerme dei veri guai che la vita riserva per alcune persone tutto assume un significato diverso. I pensieri si moltiplicano, i dubbi si amplificano, chi è più sensibile prova pena per le sofferenze altrui. E forse si impara ad apprezzare meglio ciò che si ha e ciò che si è. Con il sapore agrodolce delle disgrazie degli altri.

Non credo che esistano algoritmi matematici o modi di agire incorrotti che possano portare a una condotta esemplare della vita. Sbagliamo, soffriamo, lottiamo. E poi d’improvviso un meccanismo si interrompe e niente è più come prima. Certe volte sbattere il naso contro il muro può giovare più di qualunque altro insegnamento (ne so qualcosa a riguardo). Altre volte è un incubo senza logica da cui non si può uscire. O forse si.

A questo punto vale la pena allinearsi con quanto dicono alcuni, e cioè che ogni giorno è un dono e occorre fare qualcosa di buono per guadagnarselo (sarà un retaggio del vecchio carpe diem).

..Fino a quando qualcuno non si diverte a mettere un sasso davanti al tuo piede..





Dedicato

27 04 2010

Sento freddo. Ho paura. Non ero preparata per questo. La vita non mi ha mai guardata con benevolenza, ma un simile scherzo davvero non me lo aspettavo. Come tutti, ma quando tocca a te è una gelida pugnalata alle spalle.

Avevo programmi, sono giovane. Ho figli e un marito.

Avevo un lavoro, amici, una vita conquistata sul campo.

 Seduta su di un letto bianco d’ospedale divenuto l’ultima pagina della mia vita sto scrivendo il mio capitolo inatteso. Il mio unico pensiero è una stanza buia senza pareti. Non ho futuro, nè presente, ho solo un passato che malauguratamente risorge dalle sue ceneri per ricordarmi chi non sarò più.

Il mio volto sfigurato nasconde lacrime amare che non sanno asciugarsi. Gli orrori della mia anima trovano un’incantevole rifugio nei miei occhi. Spenti. Il mio sorriso assente rispecchia la mia delusione.. 

Cerco conforto tra le tue braccia, piccolo sconosciuto, mentre per un attimo soltanto respiro il profumo della mia vita che lentamente svanisce nel dolore. Per un istante rivivo me stessa.

A te, ignaro della vita, dedico queste ultime righe.

                 ——————————————————————————————————————————-

A te, sconfitta dalla vita, dedico questi pensieri.





In una stanza quasi buia

15 04 2010

Ero famoso, e chissà per quanto tempo lo sarò ancora. Ero un personaggio pubblico, e mi piace pensarlo. Nella vita ho avuto tutto, ho lavorato, ho avuto fortuna. Mi sono divertito.

        —————————————————————————————————————————————-

Ero solo. E solo me ne sono andato. Mi hanno trovato un freddo mattino di dicembre dopo che il proprietario della casa in cui vivevo ha sporto denuncia nei miei confronti perchè non mi gli aprivo la porta. Voleva riscuotere l’affitto mensile.

        —————————————————————————————————————————————-

Tanti amici,  feste, progetti. Mi bastava sorridere, usare le mie doti migliori..un po’ di ingegno..

        —————————————————————————————————————————————-

Godevo di tutta la libertà del mondo. Se volevo fare una cosa, la facevo e basta, non dovevo chiedere il permesso a nessuno. Però..quel giorno..come avrei voluto festeggiare..

         —————————————————————————————————————————————

Mio padre viveva di nobile stirpe, mia madre una ricca ereditiera. Mi hanno fatto studiare.

         —————————————————————————————————————————————

Mio padre era un ombrellaio, riparava ombrelli sostituendo bacchette rotte e manici spezzati, eseguiva anche rattoppi alla stoffa. Lo chiamavano conzapiatterutte. Mia madre ha conosciuto molti mestieri. E forse anche molti uomini. Ma ha saputo amare mio padre. Io ho cominciato come banditore all’età di 12 anni. E poi mi sono sempre saputo arrangiare. Le mie mani, quante rughe.

          ————————————————————————————————————————————–

In questo giorno di nostalgia della vita mi ritrovo solo in una stanza buia, malinconica. Non vedo nessuno. Tremo. Ho paura.

           ————————————————————————————————————————————-

Quando ho deciso di andarmene non ho pensato a nessuno. Non sapevo a chi regalare il mio banco da lavoro, nè il vestito più bello. Ora mi ritrovo solo in una stanza buia, malinconica. Non vedo nessuno.

E’ strano. Non ho più paura.

E’ quasi buio.





..Poi c’erano gli occhi

19 03 2010

Con grande piacere pubblichiamo il testo di una nostra cara amica. E la ringraziamo per questo regalo.

————

..E’ davanti ad un computer che lo conobbi. Un pazzo..un amico..un cavaliere. Non faceva parte di questo mondo. Anzi si, tuttavia guardandolo non si poteva fare altro che immaginare  storie lontane, gesti antichi e sottili fragilità, occultati da occhi incapaci di guardare, ma soltanto di sognare.

Gli occhi..Si, i suoi occhi non potevano mentire!
Amava ridere e se per un istante ascoltavi la sua risata potevi essere felice con lui, perché la sua voce penetrava nei pensieri quasi ad essere un delicato incantesimo.

I suoi occhi. Lo sguardo parlava un linguaggio diverso dalle parole. Era un contrasto impercettibile, ma allo stesso tempo chiaro, semplice e lineare, proprio come l’azzurro trasparente dei suoi tristissimi occhi. Lui lo sapeva. Era il suo punto debole. Sapeva di essere incapace di mentire.

Era per questo che non poteva esprimere se stesso guardando (o parlando) con qualcuno.

Forse avrebbe potuto farlo. Il suo carattere e i suoi gesti esprimevano una vitalità tale da poter nascondere la verità dello sguardo. La maggior parte delle persone avrebbe potuto credergli, ma sempre più spesso, mentre parlava, si scopriva pensare ad altro. Incontrava ricordi rarefatti, dolcissimi, forti, dolorosi e a quel punto gli era impossibile fingere. Cercava di respingerli o forse li attirava a sé, per poi cullarsi nella triste nostalgia di un passato troppo ingombrante da dimenticare.

G.F.





infinito

1 03 2010

Il mio mondo è una scatola. Una piccola scatola buia e senza fondo.  Mi fermo, esitante, e scorgo piccoli istanti di cieli sovrastanti che fluttuano sopra il soffitto. Alzo il coperchio, ascolto mondi lontani, sento profumi speziati di un mondo che non vedrò mai. Il giradischi intona vecchi stornelli buoni solo per il brodo. Sono il passato,  il presente distorto, sono il futuro cieco.  Passano le ore, i giorni, puoi trovarmi sempre lì, ricurvo, scomodo riverso sul pavimento, il bollitore bruciato, il pane raffermo da giorni. Il mio mondo è sempre lì, intatto, senza significato. Infinito. Dentro di me.





la mia casa

24 02 2010

La mia casa non si vede. Non è fatta di vetro e calcestruzzo, acciaio e cemento. Non ha pareti nè confini. Non conosce spazi nè limiti temporali. E’ grazie a lei che le note di un pianoforte si impossessano di me fino a violentare la mia anima. Sento il dolore fisico di una parola che declama i suoi versi come una lama nel petto, ascolto i colori del mondo pulsare nelle mie vene mentre gocce di lacrime anestetizzano i miei sensi. E’ straziante l’agonia della carne quando contemplo la sublime infinita bellezza della mia casa. E’ un suicidio della mente che rincorre l’estasi e mi fa sentire più vivo. La mia casa è un’ emozione.








Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 46 other followers