In una domenica di fine maggio

27 05 2012

Immagine

In una domenica di fine maggio ho capito di essere libero,

e Il ricordo di cui ero innamorato è diventato polvere.

Triste, umiliato e offeso credevi di imprigionarmi in un dirupo.

Non sapevi che un giorno tutto sarebbe cambiato.

Addio amore mio, hai fatto la tua scelta.

Ora hai preso il mio posto nel dirupo.





Fotogrammi – storia di un libro

19 04 2012

ImmagineE’ possibile riuscire a conoscere una persona, le sue abitudini, la sua formazione culturale, le sue amicizie, perfino alcuni episodi importanti della sua vita senza nemmeno averla mai vista in precedenza? Eppure è quello che mi è capitato quest’estate quando ho letto il libro Fotogrammi di Nino Princi. Una sorta di autobiografia in cui l’autore racconta sè stesso attraverso il ricordo di singoli episodi accaduti durante la sua vita. Uno per ogni capitolo. Uno per ogni anno. Da qui il titolo, una reminiscenza che parte da un singolo evento (un fotogramma appunto) e si sviluppa fino a riscoprire i fatti, le sensazioni e le emozioni provate attraverso la ricerca del ricordo passato. Una piccola anamnesi fatta dall’autore per sè stesso, ma in cui è straordinariamente possibile immedesimarsi e confrontarsi con la propria esperienza e i propri ricordi.

 

Fotogrammi

Princi Nino, 2011

Ass. Culturale Campi Magnetici





inutili mancanze

30 12 2010

Ancora mi sveglio piacevolmente soffocato dalla madida luce che dei tuoi occhi è solo un ricordo spento. I tuoi capelli, sdraiati sul cuscino incosapevoli del mio sguardo. Le tue labbra, sempre pronte ad incorniciare un sorriso. La tua profumata essenza, la mia ingenua assenza.

Sono tante le cose che mi mancano di te.

Non mi manchi, tu.





divenne mito

25 05 2010

Appena entrata, chiusa la porta del suo appartamento con le consuete 4 mandate, Norma Jeane posò le chiavi nel portaoggetti sopra la mensola. Accese la luce, tolse le scarpe di una lunga giornata di lavoro e scalza, senza far rumore, si diresse verso la cucina. Era da poco passata l’ora di cena. Mise a bollire un po’ di acqua sul fuoco, prese una tazza e vi mise dentro il preparato per una tisana. Poi si sedette ad aspettare. Guardò fuori dalla finestra e cercò di osservare il mondo. Quel mondo che  ancora desiderava conoscere. Ripensò come tutte le sere ad un mattino di tanti anni fa. I sogni ancora tutti da colorare. Improvvisamente il fischio del bollitore la riportò in quella stanza silenziosa. Versò l’acqua, bevve qualche sorso di tisana profumata di gelsomino, scaldò le mani appoggiandole sulla tazza e infine, con gli occhi assenti, si alzò per dirigersi verso la camera da letto. L’ ultimo, ennesimo sguardo innamorato rivolto ad un figlio mai nato e poi si distese sul letto. Spense la luce. Divenne mito.





Dedicato

27 04 2010

Sento freddo. Ho paura. Non ero preparata per questo. La vita non mi ha mai guardata con benevolenza, ma un simile scherzo davvero non me lo aspettavo. Come tutti, ma quando tocca a te è una gelida pugnalata alle spalle.

Avevo programmi, sono giovane. Ho figli e un marito.

Avevo un lavoro, amici, una vita conquistata sul campo.

 Seduta su di un letto bianco d’ospedale divenuto l’ultima pagina della mia vita sto scrivendo il mio capitolo inatteso. Il mio unico pensiero è una stanza buia senza pareti. Non ho futuro, nè presente, ho solo un passato che malauguratamente risorge dalle sue ceneri per ricordarmi chi non sarò più.

Il mio volto sfigurato nasconde lacrime amare che non sanno asciugarsi. Gli orrori della mia anima trovano un’incantevole rifugio nei miei occhi. Spenti. Il mio sorriso assente rispecchia la mia delusione.. 

Cerco conforto tra le tue braccia, piccolo sconosciuto, mentre per un attimo soltanto respiro il profumo della mia vita che lentamente svanisce nel dolore. Per un istante rivivo me stessa.

A te, ignaro della vita, dedico queste ultime righe.

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A te, sconfitta dalla vita, dedico questi pensieri.





ritorno a sbagliare

10 04 2010

Voglio indietro la mia vita. Fatta di errori, sconfitte, cadute, scivoloni e nasi sbattuti addosso ad un muro caduco.

Voglio tornare a scegliere dove mettere i piedi e battere la testa, lasciare un impronta, incontrare qualcuno.

La verità è che queste scarpe nuove mi stanno strette. L’abito comprato per l’occasione si è sgualcito, la cravatta mi stringe alla gola. E’ tutto giusto, perfetto..innaturale. Così effimero. Etereo.

Voglio indietro la libertà, la libertà di sbagliare.





..Poi c’erano gli occhi

19 03 2010

Con grande piacere pubblichiamo il testo di una nostra cara amica. E la ringraziamo per questo regalo.

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..E’ davanti ad un computer che lo conobbi. Un pazzo..un amico..un cavaliere. Non faceva parte di questo mondo. Anzi si, tuttavia guardandolo non si poteva fare altro che immaginare  storie lontane, gesti antichi e sottili fragilità, occultati da occhi incapaci di guardare, ma soltanto di sognare.

Gli occhi..Si, i suoi occhi non potevano mentire!
Amava ridere e se per un istante ascoltavi la sua risata potevi essere felice con lui, perché la sua voce penetrava nei pensieri quasi ad essere un delicato incantesimo.

I suoi occhi. Lo sguardo parlava un linguaggio diverso dalle parole. Era un contrasto impercettibile, ma allo stesso tempo chiaro, semplice e lineare, proprio come l’azzurro trasparente dei suoi tristissimi occhi. Lui lo sapeva. Era il suo punto debole. Sapeva di essere incapace di mentire.

Era per questo che non poteva esprimere se stesso guardando (o parlando) con qualcuno.

Forse avrebbe potuto farlo. Il suo carattere e i suoi gesti esprimevano una vitalità tale da poter nascondere la verità dello sguardo. La maggior parte delle persone avrebbe potuto credergli, ma sempre più spesso, mentre parlava, si scopriva pensare ad altro. Incontrava ricordi rarefatti, dolcissimi, forti, dolorosi e a quel punto gli era impossibile fingere. Cercava di respingerli o forse li attirava a sé, per poi cullarsi nella triste nostalgia di un passato troppo ingombrante da dimenticare.

G.F.





Un vecchio trillo

10 03 2010

Giusto qualche giorno fa ho avuto la fortunata occasione di poter rivedere, e rivivere, un vecchio oggetto ormai caduto in disuso nelle nostre case e nelle nostre vite sempre più tecnologicizzate (non ne faccio mistero,  io sono ammirato dalla tecnologia del XXIesimo secolo), il quale mi ha regalato la purezza di un ricordo da molto tempo sbiadito.

Ed ecco qui. Quasi per caso mi capita di entrare in casa di una gentilissima e amabile signora, alla quale ho chiesto, per motivi di lavoro, di poter utilizzare il suo telefono. Ebbene, con grande stupore poso lo sguardo su di un vecchio telefono bigrigio della Sip. Di quelli con cornetta e rotella girevole all’interno della quale si posavano le dita in appositi buchi per comporre i numeri di telefono.  Bellissimo! Non nascondo la voglia di provarlo e la meraviglia, ma anche l’emozione, dopo anni, di riascoltare  quel rumore ritmico e cadenzato, prima sordo e poi tamburellante, della ruota che lentamente gira su se stessa mentre le dita disegnano un cerchio quasi perfetto attorno ad essa. Sono attimi, in pochi secondi il tempo si ferma e io mi ritrovo di colpo nella camera-studio dei miei nonni a comporre il numero, dove era situato (l’unico) telefono di casa.  Il pavimento di marmo, freddo, con quegli inserti grigi e rosa, il soffitto alto e le pareti bianche di una volta che terrorizzavano noi bambini facendoci sentire ancor più piccoli e incompresi dagli adulti.  Qui e la l’ immaginetta di un santo, la locandina di Bartali trionfante, e la foto in bianco e nero di una coppia sorridente di sposi un po’ cresciuti in gita a Madrid. Poi un crocefisso. Innocente. Respiro ancora il profumo antico del legno di una scrivania scomoda, elegante, e un miscuglio di odori, vecchi e nuovi, di panni puliti, lenzuola stirate, disinfettante, di sigarette MS-Blu che mio nonno mi mandava a comprare al bar dell’angolo. Lo Stira-e-ammira appoggiato su di un tavolo, di fianco il ferro da stiro e una pila di camicie bianche e calze grigie che mi facevano sempre sorridere. Sbircio nei cassetti, pezzi di carta e biro blu, una forbice,  un filo di spago. La rubrica del telefono. Altre foto di personaggi buffi con aria stupita davanti alla fotocamera.

Ecco, ho finito di comporre il numero e dall’altro lato risponde la persona che dovevo contattare. Ritorno nel XXI secolo. 

Ritorno con un ricordo.








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