Giusto qualche giorno fa ho avuto la fortunata occasione di poter rivedere, e rivivere, un vecchio oggetto ormai caduto in disuso nelle nostre case e nelle nostre vite sempre più tecnologicizzate (non ne faccio mistero, io sono ammirato dalla tecnologia del XXIesimo secolo), il quale mi ha regalato la purezza di un ricordo da molto tempo sbiadito.
Ed ecco qui. Quasi per caso mi capita di entrare in casa di una gentilissima e amabile signora, alla quale ho chiesto, per motivi di lavoro, di poter utilizzare il suo telefono. Ebbene, con grande stupore poso lo sguardo su di un vecchio telefono bigrigio della Sip. Di quelli con cornetta e rotella girevole all’interno della quale si posavano le dita in appositi buchi per comporre i numeri di telefono. Bellissimo! Non nascondo la voglia di provarlo e la meraviglia, ma anche l’emozione, dopo anni, di riascoltare quel rumore ritmico e cadenzato, prima sordo e poi tamburellante, della ruota che lentamente gira su se stessa mentre le dita disegnano un cerchio quasi perfetto attorno ad essa. Sono attimi, in pochi secondi il tempo si ferma e io mi ritrovo di colpo nella camera-studio dei miei nonni a comporre il numero, dove era situato (l’unico) telefono di casa. Il pavimento di marmo, freddo, con quegli inserti grigi e rosa, il soffitto alto e le pareti bianche di una volta che terrorizzavano noi bambini facendoci sentire ancor più piccoli e incompresi dagli adulti. Qui e la l’ immaginetta di un santo, la locandina di Bartali trionfante, e la foto in bianco e nero di una coppia sorridente di sposi un po’ cresciuti in gita a Madrid. Poi un crocefisso. Innocente. Respiro ancora il profumo antico del legno di una scrivania scomoda, elegante, e un miscuglio di odori, vecchi e nuovi, di panni puliti, lenzuola stirate, disinfettante, di sigarette MS-Blu che mio nonno mi mandava a comprare al bar dell’angolo. Lo Stira-e-ammira appoggiato su di un tavolo, di fianco il ferro da stiro e una pila di camicie bianche e calze grigie che mi facevano sempre sorridere. Sbircio nei cassetti, pezzi di carta e biro blu, una forbice, un filo di spago. La rubrica del telefono. Altre foto di personaggi buffi con aria stupita davanti alla fotocamera.
Ecco, ho finito di comporre il numero e dall’altro lato risponde la persona che dovevo contattare. Ritorno nel XXI secolo.
Ritorno con un ricordo.
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