ovatta

8 03 2010

sfoglio distratto pagine ingiallite dalle stagioni, senza accorgermi che stava tornando. era da un pò che non ci pensavo, da quel giorno in cui avevo deciso che avrei smesso di farlo. mi aspettavo che alla fine mi avrebbe ritrovato, ma non credevo così presto. mi immaginavo un ingresso trionfale, magari nell’ attimo di assordante silenzio tra un tuono e la tempesta. sarebbe entrata tra frammeni di vetro e cristallo, furiosa e bellissima. avrebbe urlato e presentato amaro un conto che non avrei saputo pagare. ero pronto a chinare il capo, dignitoso pedone di nessuno, a sorridere orgoglioso mentre ritornava padrona della mia vita, ad accettarla ancora inevitabile presenza. quello a cui non ero pronto era di percepirla solo quando mi era già alle spalle, vestita di nebbia e agrodolce felicità. di specchiarmi nei suoi occhi solo all’ ultimo istante, solo quando ho alzato i miei alla ricerca di un pò di verde da guardare. di non leggere collera, nè odio, nè amarezza sul suo viso stanco, ma solo voglia di ovatta e convivenza. di riconoscere in lei la mia stessa stanchezza di combattere. senza darmi senso, mi alzo,  le tendo la mano, la chiamo ansia, le dico – lo so, anche a me sei mancata. le concedo di sdraiarsi ancora accanto a me.

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