condannato

14 04 2010

Non è la sconfitta, ma è la maledizione dell’arte che mi rende insensibile agli effetti quotidiani di un’ invidiata vita metropolitana. Voglio essere felice, calmo, controllato, voglio imparare a ferire i miei sentimenti e a ricacciarli sanguinanti nel più profondo oblio per consentirmi un normale anonimato.

E invece combatto ogni giorno contro i miei fantasmi, le mie paure, le mie solitudini, mi chiudo dietro una tapparella vecchia di trent’anni che mi ricorda soltanto che sono in vita perchè devo ancora morire. Mi riparo dietro la follia per giustificare le mie stupide azioni.

Sono fuoco, passione, sentimento, sono tutto ciò che non voglio.

Sono colui che non sa esprimere ciò che pensa.

Condannato a morte dell’anima.

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2 responses

15 04 2010
spaziocorrente

Nessun tribunale potrà mai condannare l’anima.
Molte volte basta smettere di lottare per vincere una “guerra”.
Ciao

15 04 2010
debutsiecle

Giusta osservazione.
Ma in alcuni casi è la battaglia che rende vivi, che garantisce la dura sopravvivenza.
Un caro saluto

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