Welcome in Holland and good holiday

Sono piccola, ma non so quanti anni ho.

Abbiamo passato la mattina a girare per  la città.

La mamma è contenta: il suo compagno di università la fa ridere spesso.

Si è solo arrabbiata quando mi sono chinata a raccogliere una siringa che stava a terra. Prima che la potessi impugnare mi ha presa in braccio e mi ha sgridata.

Non mi sgridava spesso: solo se non mangiavo, o se era qualcosa di veramente grave.

Con la mamma mi piaceva starci: quando nessuno la vedeva lei era il mio pagliaccio, mi prendeva  in braccio e mi faceva il solletico.

Eravamo  solo io e lei e mi diceva sempre che noi due eravamo forti.

Quando andavamo al parco raccontava che papà ci aspettava a casa. Papà io non l’avevo mai visto.

Non sapevo dove abitassero gli altri bambini, ma il posto in cui abitavamo noi in Olanda non mi piaceva per nulla: era un bed and breakfast che puzzava di stantio, c’era la carta da parati alle pareti e solo una camera col letto matrimoniale e un bagno.

Quando la mamma andava a lezione l’aspettavo da sola in camera. Mi ricordo che il mio gioco preferito era guardare la pioggia dal basso verso l’alto, dalla finestra: mi sembrava di volare.

Quando tornava mi portava o le stecche di cioccolato o un giocattolo.

La sera mi raccontava una favola: la mia preferita era quella della sirenetta.

Quando pensava che dormissi  si vestiva ed usciva, oppure si accendeva un cannone: quella era la sua favola per addormentarsi.

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